Il ‘NO’ alle Olimpiadi 2020, perché è stato un errore
Dopo la conferenza stampa avvenuta il 14 Febbraio sul ‘NO’ all’Olimpiade romana del 2020 si sono scatenate numerose polemiche sia dei politici, ma soprattutto dagli organizzatori dell’evento come Mario Pescante, presidente del Comitato organizzatore, Giovanni Petrucci, presidente del Coni e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
Tuttavia secondo lo studio della commissione Fortis, le Olimpiadi 2020 a Roma non avrebbero indotto un deficit come è successo alla Grecia. Si rilevano infatti, che i 4,7 miliardi di euro che dovrebbero essere garantiti dallo Stato come spesa pubblica genererebbero tuttavia un maggiore gettito erariale per il Paese pari a 4,6 miliardi di euro. I Giochi determinerebbero una crescita del Pil pari a 17,7 miliardi di euro nel periodo 2012-2025 che equivale ad un aumento dell’1,4% del Pil nazionale. Marco Fortis, ha consegnato la documentazione con insuccesso al premier Mario Monti. Inoltre la crescita del Pil – secondo lo studio per la valutazione della candidatura alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Roma 2020 – non coinvolgerebbe solo Roma, bensì tutte le regioni d’Italia.
“C'e' stata una non attenta valutazione del dossier dal punto di vista economico. Dire 'no' e' stato un errore da tutti i punti di vista. Ed io l'ho detto al presidente Monti. Noi ora andiamo avanti su una serie di altri progetti che possono portare Roma fuori dalla crisi. Andiamo avanti, Roma sta cambiando e deve continuare a cambiare. Non torneremo indietro a quelle logiche che hanno soffocato la citta' per tanti anni''. E’ ciò che dichiara il sindaco di Roma Gianni Alemanno intervenendo al congresso dell'Ugl sulla questione di Roma 2020.
Il governo, ha ricordato quindi Monti, «ha dovuto chiedere sacrifici importanti a larghe fasce della popolazione italiana». Ma le turbolenze che ancora interessano l'economia non consentono ancora di prescindere da questa difficile situazione finanziaria: «Dobbiamo responsabilmente guidare l'Italia - ha detto il premier -. In questo senso, non ci sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare sull'Italia in misura imprevedibile nei prossimi anni».
Monti evidenzia l’esempio della crisi economica greca. Il caso di Atene 2004 infatti ha raddoppiato i costi della Nazione.
"Personalmente non condivido questa scelta. Il governo Monti sta facendo molte cose importanti che salveranno il paese, ma stavolta ha sbagliato. Questa era un’occasione importante, perché in una fase di economia recessiva, poter competere all’organizzazione di un Olimpiade sarebbe stata una grande opportunità per ridare speranza al paese e soprattutto avrebbe consentito di creare migliaia di posti di lavoro. Sono molto deluso. Tutta la classe dirigente avrebbe dovuto unirsi attorno a questo candidatura. Il progetto era sobrio e l’utilizzo di risorse pubbliche limitate. Bisognava portarlo avanti. " ha dichiarato Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Regione Lazio e assessore alle Politiche del Territorio e dell'Urbanistica.
"Il presidente Monti è stato molto chiaro: il progetto lo considerava perfetto, ma a suo avviso, in questo momento l’Italia non si poteva assumere una responsabilità di questo tipo. Non voleva far pesare l’onere sui contribuenti nel momento in cui sono già stati richiesti loro grandi sacrifici per far uscire l’Italia dalla crisi.
"Se dovessimo guardare solo alle cose negative in Italia non dovremmo fare più nulla - ha aggiunto Ciocchetti - Chiudiamo tutti quanti: classe dirigente, politici imprenditori, stato, regioni, enti locali, ecc. Io penso che questa sia una scusa assolutamente inaccettabile. Ci sono modi e strumenti per poter evitare di commettere gli stessi errori del passato. Nel caso della candidatura di Roma erano già stati messi in campo e ne potevano essere
"A Londra le Olimpiadi hanno prodotto 50000 posti di lavoro e la riqualificazione del quartiere degradato di Stratford. Oltretutto, nella capitale inglese c’è stato bisogno di costruire moltissimi impianti ex novo, mentre a Roma non ci sarebbero stati problemi di questo genere, perché il 70% degli impianti sportivi erano già pronti. Gli investimenti avrebbero trascinato il Pil in positivo, si trattava solamente di controllare che il preventivo di spesa sarebbe stato poi rispettato. Più che i modelli positivi di Barcellona ’92 e della stessa Londra diciamo ha prevalso lo paura di fare la fine della Grecia." ha concluso Ciocchetti.
“Serviva più rispetto - afferma Gianni Petrucci, che lascia indignato Palazzo Chigi dopo il no -Va in fumo quello che era un sogno'.
Petrucci, analizzando la questione dei tagli alle spese da parte del governo Monti, ha sottolineato che e' troppo facile dire che si taglia e basta: per il presidente del Coni, infatti, sono necessari anche gli investimenti e le Olimpiadi rappresentavano un'ottima occasione di investimento.
Fabio Chiarini