Recensione del "IL RITRATTO DI DORIAN GRAY" al Teatro Trastevere
E' stato messo in scena lo spettacolo "Il Ritratto di Dorian Gray" al Teatro Trastevere, da regia di Ylenia Petrelli dal 25 al 28 Gennaio.
Nella Londra degli anni ’80 un giovane dandy, Lord Henry Wotton, ed il suo amico, il pittore Basil Hallward discutono come d’abitudine dell’arte e della vita. Ma quando Basil rivela al suo amico il cambiamento sconvolgente che si è verificato nella sua esistenza, le loro vite non saranno più le stesse: Basil crede che la sua nuova amicizia con un giovane rampollo inglese dal nome Dorian Gray, sia l’inizio di un nuovo e splendido momento per lui. La bellezza di Dorian lo rende un modello ideale per i due uomini: da un lato apporta un nuovo senso allo stile di Basil, che rivela il suo amore per il giovane attraverso il ritratto che dipinge per lui, dall’altro Lord Henry decide di farne una creatura plasmata a sua immagine e somiglianza, spingendolo a vivere intensamente i meravigliosi e irripetibili anni della sua giovinezza. Ma tutto precipita nel momento in cui Dorian, suggestionato da Lord Henry, pronuncia una strana promessa davanti al quadro di Basil. La vita del giovane comincia a frantumarsi attimo dopo attimo, ed ogni sua azione diventa pericolosa per tutti quelli che incontra. La sua ricerca ossessiva del piacere dei sensi sarà fatale.
Un riadattamento azzardato del capolavoro di Oscar Wilde ambientato in tempi più moderni, dove i cocktails, la cocaina e i locali notturni sono gli equivalenti dei vizi ottocenteschi: l'assenzio e i bordelli.
Conoscendo il romanzo originale si presuppone che lo spettacolo sia incentrato soltanto sulla vita di Dorian Gray, mentre nella rapprentazione si anima un ambiquo trio: la figura del pittore, Basil, palesemente innamorato del suo modello e Lord Henry, colui che lo porterà sulla cattiva strada. Queste due figure impersonificano la coscienza del protagonista, Basil, l'angelo che lo avverte in diverse occasioni,con risultati vani, mentre Lord Henry il diavolo tentatore.
Buono il lavoro degli attori, anche se con un pizzico di malinconia alla scenografia, forse abituata all'occhio dello spettatore, legato al periodo ottocentesco.